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2月21日 Il figlio delle tempeste (recensione libera da spoiler)Il figlio delle tempeste è il primo romanzo della prima trilogia del mago Derbeer, opera della scrittrice nostrana Fabiana Redivo. Il romanzo fu pubblicato nell’anno 2000, seguito a uscite quasi annuali dai suoi seguiti. Il mondo è controllato dai quattro elementi: Afra la terra, Hydara l'acqua, Pyrxos il fuoco e Harj l'aria. Ad ognuno di essi è legato un popolo. Protagonista della saga è il giovane mago Derbeer di Talassia ( capitale del regno d’acqua). NB: La recensione è puramente soggettiva.
Storia: La storia cattura fin da subito. Come detto sopra il mondo è suddiviso in quattro regni ciascuno consacrato a un particolare spirito elementale. Tra queste “divinità” si scopre subito non correre buon sangue, infatti Pyrxos è un guerrafondaio e vuole a tutti i costi conquistare i territori della sorella Afra. Per arrivare a tale scopo dovrà prima stringere alleanze con il fratello Harj e sua sorella Hydara. Impresa non semplice vista la nomea di Pyrxos. Per “complicare” un po’ le cose aggiungo che i regni sono comandati naturalmente dai loro sovrani di cui non elencherò nomi tranne che di Harjdia regina Afra che darà inizio alle danze incaricando il protagonista dei romanzi il giovane mago Derbeer e il suo capitano della guardia Elias (nonché amante e mezzosangue metà Aria e metà Terra) di penetrare nel regno di Pyrxos e “liberare” Dara regina del regno di fuoco e zia di Harjdia. (Chiaro no??) Insomma di carne al fuoco ce n’è tanta ma la grande maestria narrativa della Redivo riesce a mescolare tutti questi elementi in modo impeccabile e il lettore viene trascinato all’interno del racconto quasi per mano potendo osservare e “memorizzare” i vari personaggi principali e non, in modo naturale e mai forzato. In realtà un piccolo neo va sottolineato, cioè il modo un po’ furbetto della scrittrice di introdurre questo popò di roba così da permettere al lettore di inquadrare tutta la situazione. Ha introdotto una Festa del Gran Ritorno durante la quale tutti i regni dovevano presenziare vicino ad un altare. Quale occasione migliore per spiattellare in modo elegante una descrizione dei reami con tanto di intrighi politici, pettegolezzi di corte e missioni impossibili???.
Scrittura: Il modo di scrivere della Redivo è fantastico come il tipo di romanzi che scrive. Lineare, scorrevole, affascinate, diretta. Sì Fabiana riesce in tutto ciò rendendo tutto il romanzo godibile dall’inizio fino ai ringraziamenti (NB: Se il marito della redivo è caratterialmente uguale a Derbeer lo voglio conoscere… un mito!). Non c’è capitolo in cui non mi sia immedesimato, non c’è dialogo che abbia odiato; tutto così diretto e profondo che rapisce il lettore all’inizio di un capitolo e lo risveglia solo pochi secondi per girare pagina e iniziare il prossimo. Naturalmente non c’è rosa senza spine; mi chiedo, anzi lo chiedo direttamente alla scrittrice: Ma le descrizioni ti fanno così schifo?? Cioè anch’io non le sopporto, anzi direi che se troppo lunghe le salto a piè pari, ma non inserirle proprio è ridicolo. Proprio così, se devo trovare un neo… anzi meglio dire NON trovare (vista la loro assenza :P ) dico le descrizioni. Un esempio lampante è quando il mago Derbeer durante il suo viaggio è costretto a passare per due templi consacrati al fuoco, la Redivo si limita a scrivere che il primo all’interno era tipo un labirinto, il secondo è… più bello del primo. -.-‘ Infine, il pregio nella scrittura dell’essere Diretti ha però un altro lato della medaglia. Specie nei dialoghi, non c’è nulla da ricercare “tra le righe”, nessun messaggio nascosto. E’ tutto lì bianco su nero. Il tema del razzismo per esempio, molto presente nel romanzo, è trattato in modo sempre aperto e nei dialoghi si fa uso di termini quali Bastardo e Mezzosangue. Insomma il significato è chiaro, anche se IO a volte avrei gradito qualche dialogo più… ipocrita!. XD
Personaggi: Oddio qua mi sfogo. Liquido subito i regnanti tutti superbamente caratterizzati in particolar modo la regina Harjdia, donna forte e sola che si è lasciata “confortare” dal suo Capitano della guardia Elias. Proprio di lui è che vorrei parlare: Elias è il Capitano più stupido e odioso che ci possa essere. Fin dal secondo capitolo del romanzo (dove lui fa la sua comparsa) ho cominciato a non sopportarlo. E’ così dolce che mi faceva cariare i denti e credo aver avuto attacchi di diabete ogni volta che apriva bocca. Nei dialoghi è uno strazio, è tutto un: Vuoi una mano sono contento di aiutare il prossimo. Oppure ARROSSISCE in ogni circostanza… ma cavolo sei un CAPITANO, ma dove sei stato addestrato nella caserma delle barbie?? Faccio degli esempi: Pag. 16 “il giovane arrossì”, Pag 18 “Elias arrossì” “il rossore gli diveniva quasi intollerabile”, Pag. 22 “Elias arrossì” ed è un susseguirsi di emozioni fino alle ultime pagine 318 “Elias arrossì”. BASTAAA! Inoltre Elias ha anche dubitato all’inizio del personaggio meglio riuscito dell’intero romanzo: il mitico mago Derbeer, definendolo un peso morto. Che oltraggio, come ha osato! Da constatare però come la scrittrice non si sia mai smentita ed abbia continuato a caratterizzare i suoi personaggi in modo coerente fino alla fine… sì specie per Elias!! Passando oltre un plauso va fatto a Derbeer superbo fin dal primo capitolo, saggio, giusto e divertente. Unico suo sbaglio? Aver fatto amicizia con un Certo capitano.
Infine Posso affermare che il romanzo mi ha preso davvero molto a cominciare dalla storia degli spiriti elementali, degli intrighi di corte fino alle situazioni politiche dei popoli. Mi sono affezionato a tutti (meno uno) personaggi, veramente vivi e pensanti nel romanzo il tutto pennellato dallo stile diretto e lineare della scrittura; peccato per le descrizioni molto poco curate. Insomma come non consigliare un romanzo così bello specie se scritto da una Italiana? Dimenticate per una volta sugli scaffali J.K. Rowling, Paolini, Martin ecc e fatevi travolgere dal Figlio delle Tempeste.
VOTO: 8,5 |
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